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Pagina 1 di 8 Nicolai Lilin
Mi chiamo Nicolai Lilin, sono un tatuatore russo di origine siberiana. Vivo e lavoro a Torino, eseguo tatuaggi personalizzati, basati sulla tradizione criminale russa: sono immagini ricche di significato e molto particolari, che senza dubbio si possono definire una novità. Come sei arrivato nella terra piemontese? Innanzi tutto devo dire che non ho mai avuto un piano preciso del mio futuro, da sempre mi lasciavo portare dalla vita, così si usa da noi in Siberia, dicono che se guardi sempre troppo lontano, non riesci a vedere quello che si trova sotto i tuoi piedi. All’Italia mi legava da sempre un sentimento infantile, una specie di curiosità e ammirazione, da bambino sono stato molto attratto dalla cultura italiana, i grandi artisti come Leonardo e Michelangelo erano per me come degli dei dell’arte, grazie a loro mi sono interessato alla storia dell’arte italiana e ho scoperto che in poche parole l’Italia è una specie di culla dell’arte. Ho conosciuto le storie e i lavori di molti grandi pittori, ma anche grandi artisti come Paganini, che per me rimane un idolo, un simbolo di uomo libero e degno del suo talento, sono diventato appassionato di Dante, in Russia ho letto la Divina Commedia in due traduzioni e adesso con orgoglio posso dire che l’ho letta in originale, è stato difficile però mi ha portato delle sensazioni meravigliose. In quei tempi immaginavo l’Italia come una terra di artisti e artigiani, e speravo di visitarla un giorno. Con gli anni ho dimenticato i miei sogni d’infanzia, la mia vita scorreva in maniera forte e a volte violenta, come i fi umi della Siberia, finché un giorno, per motivi personali ho dovuto abbandonare il mio paese. Ho girato l’Europa, fermandomi in diversi posti, ho conosciuto molta gente, ho provato varie esperienze e mi sentivo libero, un sentimento bello e forte, del quale ero molto felice. Dopo un po' di tempo ho saputo che mia mamma si era trasferita in Italia, e allora sono andato a trovarla. Non la vedevo da quasi dieci anni, ero molto emozionato e non vedevo l’ora di abbracciarla e di starle vicino. Una volta arrivati dalla mamma è impossibile abbandonarla, quindi sono rimasto accanto a lei, per recuperare tutti gli anni nei quali eravamo stati separati. In Italia ho trovato molti amici e un popolo amichevole e generoso, che adesso definisco mio, anche se apparteniamo a razze diverse. Qui ho conosciuto l’amore della mia vita, mia moglie Paola, una donna meravigliosa, che ha saputo starmi vicino in molti momenti difficili della mia vita e mi ha regalato una grande gioia, mia figlia Elena. Spesso la Russia mi manca, però l’Italia è diventata per me un altro posto caro e sacro, che a volte per motivi di lavoro, abbandono con tristezza, anche se si tratta di brevi periodi. A proposito del mio sentimento fraterno verso l’Italia e gli italiani, di recente è successa una storia ridicola, sulla quale io e il mio socio di lavoro abbiamo riso tanto, quando in Francia una malmessa signora francese si è lamentata con me degli italiani, chiamandoli “disonesti bastardi”, la cosa più ridicola è che mi sono arrabbiato e l’ho coperta di insulti in tutte le lingue che conoscevo, prendendo l’offesa verso gli italiani come un’offesa personale. E ho capito che in qualche senso mi sento una parte del vostro popolo, è strano, però è così.
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